La fatica dei genitori ai tempi del Covid-19: stare insieme a casa è un’opportunità?

da Claudia Mondina

Volevo incominciare raccontandovi un pezzo del mio percorso, ma non posso proprio scrivere. Non mi vengono le idee, perché continuo a pensare a quella che, in questo momento (vedasi emergenza covid 19), è la fatica di quei genitori che si trovano ad avere, non solo le difficoltà che abbiamo tutti a vivere in questa situazione, ma si trovano anche con i figli a casa tutto il giorno quindi i loro impegni scolastici ed extrascolastici si svolgono tutti in casa in uno spazio che ora penso sia strettissimo.

Per non parlare poi della assenza totale di aiuto di cui prima potevano avvalersi i genitori. Non si può più chiamare un nonno o una baby sitter o un amico da invitare o fare una gita scolastica, una festa e via dicendo. Nessun colloquio con i professori. Non esiste più un momento di svago, una sera al cinema o andare a mangiare una pizza e l’elenco delle privazioni non finisce più.

Per capire meglio questa situazione ho chiesto a Giulia, la mamma di un alunno di 2a media che io seguo privatamente per tedesco, se mi poteva mandare una descrizione di come è la loro realtà familiare in questo periodo visto che i miei figli ormai sono grandi e vivono per conto loro. Condivido qui di seguito questa testimonianza in cui trovo anche un po’ di ilarità.

Viviamo in un appartamento di 75 mq composto da due camere, un soggiorno con cucina a vista e un bagno. Siamo in quattro e normalmente gli spazi, seppur piccoli, sono sufficienti vivendo la casa tutti insieme solo per poche ore al giorno. La scuola, il lavoro, i corsi di nuoto, scherma, musical, inglese ci tengono fuori per molte ore.

Naturalmente adesso la situazione è decisamente cambiata.

Mio figlio di 12 anni passa almeno tre ore al giorno su diverse piattaforme, la più piccola di 8 ne passa un paio tra scuola e chiamate Skype con compagni che non vede da mesi e mio marito è impegnato tra video call e seminari online.

Tutto ciò avviene nelle tre stanze a nostra disposizione. Questo comporta che la sottoscritta debba decidere se farsi vedere nello splendore della mise casalinga e la piega all’ultimo grido o se rintanarsi alla chetichella in bagno con l’amico telefono o in compagnia di un buon libro.

Nei restanti momenti liberi dai congegni elettronici, mi rimane il “piacere“ dei compiti che già sono una gioia a regime normale.

Il ragazzo che frequenta la seconda media è piuttosto autonomo e tende a rifiutare l’aiuto, passando però ore in solitudine davanti uno schermo spesso spiaggiato sul letto.

La bimba di terza elementare invece va seguita perché, oltre ai soliti compiti, adesso a noi mamme tocca anche una parte di spiegazione che le maestre in un’ora a video non riescono a completare.

Gli argomenti svolti sono ovviamente semplici e alla portata anche di chi non tocca un libro scolastico da ormai vent’anni. Sembrerebbe quindi di facile gestione se non fosse che, quando parla la maestra è il Verbo, quando parla la mamma è tutto molto discutibile e l’”Ipse dixit” non vale più. Accade così che, sedutami al tavolo con il sorriso che solo la più amorevole delle fatine fiabesche indosserebbe, dopo pochi minuti avviene la trasformazione nella sorella cattiva di Crudelia Demon.

A quel punto come ridestato da un sogno, si affaccia in soggiorno il papà che, con la faccia a punto interrogativo, abbozza ignaro delle conseguenze la fatidica domanda “Cosa succede?”, aprendo l’argine ad un fiume di parole in piena.

Non è però tutto negativo.

La mia bimba, non avendo l’ansia del tempo, sta scrivendo meglio e i suoi elaborati sono più ordinati.

Il grande, Andrea, sabato ha organizzato per la famiglia un programma che prevedeva palestra, spa, doccia, aperitivo e cena a cui ci ha voluto tutti in ghingheri.

Mio marito, che spesso per lavoro rientra tardi, è sempre a cena e a pranzo con noi.

Certo le preoccupazioni per la salute dei nostri cari e per il discorso economico non mancano, ma forse avremo imparato a godere di più delle piccole cose e certamente a saper sopportare i difetti delle persone con cui viviamo.

Giulia

Bella questa descrizione, mi è piaciuto il modo ironico con cui Giulia racconta una situazione seppure pesante, ma ancora più mi ha sorpreso la parte finale con la quale questa mamma trova un lato positivo della questione che fa sfociare gli aspetti negativi descritti prima. Il figlio, Andrea, che prepara una festa per i genitori, addirittura con la spa e una cena elegante, la bambina che migliora la scrittura perché è più serena e il papà che c’è di più a casa… anche se magari un po’ distratto.

C’è una gioia grandissima in tutto ciò e mi viene in mente, a proposito di aspetti positivi, che qualche sera fa, io e i miei due figli ci siamo sentiti in una videochiamata. Io avevo appena finito di guardare un album di foto della nostra famiglia e gliene ho parlato. Ho anche detto loro che, forse, quando erano piccoli, ero stata un po’ troppo ansiosa e tesa e che mi dispiaceva. Forse ero stata anche severa, perché così ero stata educata. E’ vero che con il tempo sono cambiata ma vedendo quelle foto mi era venuto un po’ di rammarico e così ho accennato l’argomento. Temevo in realtà che loro si ricordassero questa figura un po’ arcigna che mi sono lasciata alle spalle ma anche qui, sorpresa, mi hanno assicurato che l’immagine che hanno di me come mamma è bella e positiva. Forse non si ricordano di qualche scatto, di qualche nervosismo, di qualche urlata o di qualche scappellotto ma si ricordano che io c’ero. Non ci saremmo mai detti queste cose in una situazione normale. Mi rendo conto che in questi giorni veramente pesanti, i sentimenti, gli affetti, un figlio che ti fa una sorpresa e via dicendo si espandono e possono diventare grandissimi, come forse prima mai!!!

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